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	<title>Comments on: Royal e Etheline Tenenbaum, newyorkesi dell&#8217;upper class, hanno avuto tre figli. Tre bambini prodigio: Chas, piccolo genio della finanza inventore di topi dalmata; Richie, giovane campione di tennis; e Margot, figlia adottiva drammaturga iperdepressa. Dopo anni di separazione i tre fratelli adulti si ritrovano a fare un tuffo nel passato della grande e colorata casa d&#8217;infanzia di Archer Avenue (che tanto ricorda quella degli Amberson wellesiani) tra vecchi giochi in scatola e vinili impolverati. Tutto in questo bizzarro universo isolato dal mondo reale sembra rimasto com&#8217;era. Le camerette ospitano ancora giradischi, disegni infantili e tende da campeggio. I tre vestono ancora come una volta: tuta rossa e folto cespuglio di capelli Chas, pelliccia e occhi truccatissimi Margot, tenuta da tennista e occhiali scuri il timido Richie. Ma le loro vite sono cambiate: Chas, in seguito alla perdita della moglie, è diventato un maniaco della sicurezza sua e dei due figli; Margot, con un matrimonio infelice in corso, è altrettanto triste con il suo amante clandestino Eli Cash, vicino dei Tenenbaum con l&#8217;unico desiderio di &#8220;essere un Tenenbaum&#8221;. Richie, da sempre segretamente innamorato della sorella adottiva, si è imbarcato dopo aver perso un match decisivo proprio il giorno successivo al matrimonio di Margot. L&#8217;occasione della loro riunione è il ritorno a casa del padre Royal, forse gravemente malato, proprio nel momento in cui la sua ex moglie sta per risposarsi. Strutturato in capitoli dall&#8217;andamento descrittivo (più che narrativo) legati tra loro dall&#8217;intervento di un’eloquente voce narrante, la terza dolceamara e matura opera di Wes Anderson esalta le atmosfere eleganti, nostalgiche e surreali dei film precedenti, creando un mosaico di personaggi demodè, eccentrici e realistici allo stesso tempo. La sua grandezza è quella di riuscire, attraverso l&#8217;ironia delle sue figure stralunate, a parlarci in maniera lieve, originale e personalissima di sentimenti universali. Supportato da un appropriato universo musicale retrò (brani dei Velvet Underground, dei Beatles, di Nico e Paul Simon) e da una curatissima scenografia dai colori pop, il film, che potrebbe essere stato scritto dal Salinger di Franny &#038; Zooey o dall&#8217;Ashby di Harold e Maude, vibra d&#8217;intensità grazie alla sentita interpretazione degli attori, qui in ruoli per loro inconsueti: dalla depressa Paltrow in versione dark, all&#8217;introverso sensibile Luke Wilson, passando per lo svanito Owen Wilson (autore insieme all’amico regista della sceneggiatura), fino ad arrivare all&#8217;immaturo e infantile padre di famiglia dandy Royal, interpretato da un intenso e stravagante Gene Hackman. A completare il quadro una galleria di personaggi &#8220;minori&#8221; che, come di consueto nel cinema “attento allo sfondo” di Wes Anderson, non sono mai marginali: dal fedele domestico Pagoda al finto medico interpretato da Seymour Cassel, volto invecchiato di quell&#8217;universo anni Settanta tanto amato dal regista.  mymovies.it</title>
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	<description>QUEL CHE NON È IN TV NON ESISTE</description>
	<pubDate>Thu, 24 May 2012 13:15:20 +0000</pubDate>
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