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	<title>Comments on: Oggi in Italia il marketing virale non è una pratica diffusa: è una pratica di cui si parla molto. La differenza è sostanziale. Mentre in altri Paesi su questo terreno dell&#8217;esperienza di marca si lavora molto e con idee spesso pregevoli che vengono attuate con risultati sorprendenti in termini di gradimento e impatto, qui da noi la cosa viene menzionata quasi sempre in sede di inizio lavori e poi alla luce dei fatti molto poco viene messo in pratica. Mancano i talenti per farlo? Non è questo il punto. Il fatto è che la gestione di operazioni &#8220;non convenzionali&#8221;, cioè che non rientrano nella filiera classica cui il sistema è abituato, richiede a monte una cultura professionale aperta all&#8217;innovazione. Cultura che deve appartenere sia al committente, sia alla struttura consulente, che per i mercati di massa è ancora in larga parte costituita da agenzie di adv. Le quali, per la maggior parte, ancora sostengono i modelli classici, perchè su questi basano la grossa fetta della loro operatività. Per quanto riguarda la marca, c&#8217;è viceversa ancora molta resistenza a interagire col consumatore in una dinamica aperta al feedback diretto da parte di questi, perchè l&#8217;idea di non controllare in toto il fenomeno comunicativo mette ansia, o innesca perplessità. Per fortuna le dinamiche che stanno muovendo i mercati verso questi tipi di comunicazione sono molto più ampie del nostro Paese, sono un fatto storico, una progressione dovuta e inevitabile. In altre parole, volenti o nolenti, si tratterà presto (se non già ora) di farsene una ragione e di cominciare il percorso. Percorso che riserverà belle sorprese che si chiamano aumento dell&#8217;efficacia, riduzione della spesa rispetto ai modelli abituali, coinvolgimento durevole del consumatore che -entrando in relazione   con l&#8217;azienda attraverso canali nuovi e coinvolgenti- riaccenderà in sè stesso quella &#8220;passione&#8221; per la comunicazione che oggi si staspegnendo lentamente, assopita da quantità industriali di messaggiche sostanzialmente sono gli stessi ai quali il pubblico è esposto dapiù di vent&#8217;anni.Un lasso di tempo che fiaccherebbe qualunque modello comunicativo,anche il più brillante.  Maurizio Sala - Vicepresidente del Gruppo Armando Testa  spotx.blogosfere.it</title>
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	<description>QUEL CHE NON È IN TV NON ESISTE</description>
	<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 04:59:23 +0000</pubDate>
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