Le foto di February2010


20 February 2010
 

C’è un tenorello di Sassuolo, dunque, che spopola ad Amici adottato dai presenti ed ascoltato ogni volta da un pubblico grande 1800 volte quello della Scala. In gran parte ragazzi. È bene? È male? Al posto di schierarci questa volta proviamo a ragionarci su. Matteo Macchioni, il tenorello, porta l’opera, si dice, ad un pubblico giovane. Proprio l’opera no, perché l’opera chiede una storia da vivere, un palcoscenico di teatro, un’orchestra, ed altre cose, tra cui l’adesione di chi ascolta a un linguaggio teatrale particolare. Generare confusione sarebbe un misero risultato. Ascoltare La donna è mobile da uno in calzoni e felpa senza avere capito la dissolutezza di duca libertino, con la sera che volge al temporale nella locanda diroccata sul fiume, e senza l’illusa ragazza che lo ama e lo scopre da lontano, è tutta un’altra faccenda. Però Matteo cantando ne porta un sentore, ne apre uno spiraglio, fa ascoltare una melodia elegante, ardita, non impacciata fra indugi cantilenati e rabbiosi frammenti ripetuti, anzi lanciata scopertamente. E anche Una furtiva lagrima, che un’altra volta ha eseguito, pur senza l’innocenza ruspante e patetica del contadino Nemorino, può coinvolgere nella tenerezza d’un amore. Lui canta bene, la sua voce è fragrante, appoggiata quanto basta per rivelarne un colore equilibrato e suadente, il respiro è ben calcolato, la dizione convincente; per ora è un «tenore leggero», poi con gli anni si saprà. Per esserne sicuri, si dovrebbe sentirlo in un teatro, senza microfono, con lo spazio giusto. A lui l’esperienza farà bene, imparerà un rapporto autentico col pubblico, e non mi sembra che con Maria De Filippi corra il rischio d’essere troppo sopravvalutato, data la spiccia ironia, provvida, della conduttrice.
Lorenzo Arruga - Il Giornale, 8 novembre 2009